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Zona Industriale, Che Storia

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Noci confuta ogni teoria di sviluppo locale, ma è bene che rimanga un'eccezione, da non prendere ad esempio. Detta così suona un po' offensiva l'affermazione; urge un chiarimento. Il riferimento è alla mancanza di una zona industriale e artigianale, degna di questo nome. Una parte di territorio, insomma, dedicata alla localizzazione delle piccole e medie imprese, dotata di strade, fognatura, rete idrica, del gas, illuminata e possibilmente anche cablata, per avere servizi ad alta tecnologia, che oggi viaggiano sulla fibra ottica o, appunto, sul cavo. E la teoria confutata è appunto quella che vede nelle presenza di infrastrutture la conditio sine qua non dello sviluppo locale e territoriale. Noci parrebbe affermare il contrario: qui ci sono industrie leader in Italia e non solo nei loro settori, che sono sorte tra macerie, stradine impraticabili, in mancanza persino dell'acqua.

Dalla Dulciar, al Gruppo Putignano, dal Gruppo Fusillo ad aziende manifatturiere come la T&T Italia, come l'albero di fico che cresce anche nella pietra, queste campionesse della laboriosità hanno saputo superare ogni ostacolo e soprattutto hanno saputo resistere alla tentazione di emigrare in paesi con allettanti piani per insediamenti produttivi (i famosi P.LP.), pronti ad offrire tutto ciò che serve a prezzi calmierati.

Adesso, finalmente, qualcosa si muove anche qui a Noci; si stanno compiendo passi in avanti per dotare questo paese così zeppo di aziende di una zona infrastrutturata per le P.M.L Non che di tentativi non ce ne siano stati, anzi: i primi risalgono al 1976. Non si è mai stati in grado (o non si è voluto?), però, di adottare e approvare uno strumento urbanistico che regolamentasse precisamente l'insediamento degli opifici e delle aziende e che consentisse all'Amministrazione di investire le proprie risorse per realizzare le opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Si è preferito, nel tempo, rilasciare concessioni edilizie di dubbia legittimità e spesso anche irrispettose degli indici edilizi e dei parametri del Piano Regolatore Generale. Tanto è vero che, come recita la delibera di Consiglio Comunale n.149 del 1982,l'organo supremo di rappresentanza cittadina sentì la necessità di aprire un dibattito sulla zona industriale, per prendere atto che, già allora, il 40% degli insediamenti erano stati realizzati, nonostante la mancanza di un qualsiasi P.LP. o Piano Particolareggiato, e che era necessario intervenire per sanare questa pericolosa situazione ed anche per consentire l'edificazione degli ulteriori lotti non ancora Con notevoli sforzi di fantasia urbanistica, le amministrazioni succedutesi negli anni hanno cercato di riparare a valle i danni causati a monte, arrivando persino a proporre con uno strumento di programmazione economica come il P.P.A. (un piano che è una sorta di agenda delle priorità urbanistiche ed edilizie e che serve per programmare i tempi ed i modi di gestione e di sviluppo del territorio) varianti agli indici edilizi e fondiari del P.R.G. (da 1,00 metro cubo per metro quadro a 2,66 metri cubi per metro quadro! Delibera di CC 371 del 1982). Come era prevedibile, la Regione Puglia non ha potuto avallare simili tentativi di "rappezzare" strappi urbanistici dettati dall'emergenza e forse anche da un'eccessiva confidenza e disinvoltura nella gestione amministrativa, e ha respinto ogni volta al mittente questi tentativi, lasciando, però, Noci senza i mezzi di legge per aiutare le imprese a lavorare; probabilmente i diversi condoni edilizi avranno supplito a questa vacatio. Sta di fatto che nella zona industriale prevista dal P.R.G. (quella, per intenderci, appena fuori il centro abitato, andando verso Alberobello) le imprese hanno continuato a moltiplicarsi, le concessioni edilizie in mancanza di strumenti attuativi pure e lo sviluppo del paese ha continuato a marciare ai soliti ottimi ritmi.

L'altra faccia della medaglia, tuttavia, è sempre stata la mancanza di un qualsiasi intervento pubblico per la realizzazione di strade, reti di servizi e quant'altro. Ovvio che una qualsiasi amministrazione che volesse ben governare non poteva ignorare questo problema.

Onore al merito, la prima che negli anni ci è riuscita davvero è stata la famigerata (per i suoi conflitti politici) amministrazione capeggiata da Giulia Basile, che, finalmente, con la delibera n. 15 approvata in Consiglio Comunale nella seduta del 15 febbraio del 2001 ha adottato un Piano Particolareggiato per gli insediamenti produttivi nella zona industriale. Tale piano ha espletato il canonico iter: Regione, pubblicazione, esame delle osservazioni, per poi essere definitivamente approvato i130 aprile 2001 (per gli amanti del dettaglio, con delibera di CC n.29) e divenire esecutivi ad ogni effetto. Come era prevedibile, ricalcando un vecchio P.LP. anni '70, redatto ma mai approvato da alcuna amministrazione, il primo strumento urbanistico vigente ha sanato l'esistente, creando accessi a tutti i lotti e prevedendo di conseguenza l'edificazione di quelli nuovi, serviti da un'unica rete di infrastrutture primarie.

Tutto è bene quel che finisce bene, dicono i pragmatici, i puristi del diritto o anche semplicemente quelli che credono in una certa igiene amministrativa, pur apprezzando i passi in avanti verso la regolamentazione della zona, non dimenticano di stigmatizzare una storia di urbanizzazione abbastanza anarchica ed arbitraria. Per i giovani è sempre mattino del mondo e siccome Polis -edizione Noci è una rivista tanto tanto giovane ha tutto il diritto di guardare ai miglioramenti prevedibili di una storia futura, piuttosto che agli aspetti deteriori di un passata ormai remoto.

Rimane da raccontare il presente. In sintesi: Noci fa parte di un patto territoriale, il patto Polis, che ha consentito a diverse amministrazioni del circondario di acquisire finanziamenti statali per le proprie opere pubbliche. In illo tempore, la Giunta Basile presentò un progetto per la zona industriale, nell'ambito del patto Polis, che prevedeva tutte le urbanizzazioni necessarie allo sviluppo dell'area in questione. Ne è stato finanziata soltanto una parte, quella per la costruzione di tutte le strade del comparto e per la realizzazione dell'intera rete di pubblica illuminazione. Sono rimaste fuori le altre opere, pure necessarie; il rammarico è doppio, perché, probabilmente, per realizzare ciò che manca e che prima o poi verrà realizzato, si dovrà rompere l'asfalto che da qui a qualche mese si stenderà per coprire le strade.

Nell'ufficio tecnico si confida in ulteriori e prossimi finanziamenti, sempre in ambito Patto Polis, in modo tale da realizzare con ordine e logica tutte le infrastrutture primaria; tuttavia, queste speranze potrebbero essere deluse dai fatti, dato che difficilmente si riapriranno termini e si reperiranno fondi per continuare la positiva esperienza del nostro patto territoriale. Più prevedibilmente, si spenderanno i tre milioni di euro del patto, più i quasi due milioni che, attraverso un mutuo, l'amministrazione ha direttamente investito in questa vicenda, e si aspetterà un poco prima di realizzare i pur necessari ulteriori interventi, per potersi godere queste nuove strade ben illuminate. A meno che l'assessore Loperfido, o direttamente il sindaco Liuzzi, non abbiano voglia di smentirei e di raccontarci un'altra storia, in cui l'amministrazione trovi i modi per completare il lavoro. Stiamo qui per questo. Nel frattempo, come ci piace fare, verificheremo l'andamento, speriamo non troppo lento, dei cantieri già aperti. Alla prossima.

 



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Ultimo aggiornamento ( Martedì 14 Dicembre 2010 17:39 )  
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