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Non c'è laboratorio senza politica

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Diciamo la verità: quanti credono davvero che si riapra il laboratorio di analisi così come era prima? E quanti sono disposti davvero a lottare, costi quel che costi, per ottenere questo risultato? Nessuno.

Alla notizia dell'ennesimo scippo inferto ai danni della comunità alberobellese in materia sanitaria, c'è stata una reazione rabbiosa degli alberobellesi. Questa reazione è stata ottimamente interpretata e convogliata verso una protesta organizzata dall'ex comitato pro ospedale (adesso comitato pro Alberobello -Locorotondo) e dal suo mattatore Giuseppe Tauro, soprattutto nella prima fase, nel dicembre dell'anno scorso.
C'è stato un risveglio della coscienza politica, si è scoperto che a certi temi la popolazione alberobellese è ancora interessata, eccome. Poi, però, c'è stato un rallentamento: la rabbia iniziale, rabbia genuina e positiva, si è trasformata, lentamente ma inesorabilmente, in impotente rassegnazione, nella solita delusa e mesta debolezza che troppo ci contraddistingue, complice la pigrizia di chi, tutto sommato, non sta proprio tanto male. Si era arrivati al punto di costringere a furor di popolo l'onorevole del nostro collegio, Donato Bruno, a venire ad Alberobello a dire che si, la battaglia era giusta, e che bisognava chiedere con forza la riapertura del laboratorio di analisi di Alberobello,[ ... ]. Poi, però, quasi che passato il santo sia passata la festa, le vacanze natalizie hanno fiaccato al volontà alberobellese. E' vero, c'è stata la manifestazione del 18 febbraio, tante persone alla A.U.S.L. non si erano mai viste. Qualche pullman è arrivato vuoto a Putignano, ma qualcuno era pieno zeppo di cittadini intenzionati a far sapere a Pantaleo cosa passasse loro per la testa. Però è doveroso chiedersi: che cosa ha prodotto quella manifestazione? L'avvocato Tauro sostiene che le eco di quel lunedì di protesta civile sono arrivate a Bari, all'assessorato alla sanità e alla presidenza della giunta regionale. Ne dubitiamo.
Di certo quelle grida di rabbia non hanno scalfito i timpani del [ ... ] direttore generale della A.U.5.L., al quale [ ... ] dei cittadini di Alberobello non importa assolutamente niente. Anche questa volta ci si è fermati sulla soglia della politica. Perché è questa la sostanza. Ricorrere al T.A.R. è giusto, se si ravvisano gli estremi giuridici; ma in quella sede si possono risolvere, per l'appunto, solo problemi giuridici, non
problemi di diversa natura, come quello della riorganizzazione della sanità sul territorio. Questo spetta alla politica; che latita. I partiti non hanno né la forza né la voglia di guidare questa battaglia. Quelli di centrosinistra temono di non essere seguiti, di essere fraintesi da una cittadinanza diffidente come tutte le altre verso la classe politica, di non riuscire a trascinare la massa in questa battaglia in cui forse neanche credono e che certo non hanno tanta voglia di condurre. Quelli di centrodestra hanno dimostrato di tenere più agli interessi di bottega che a quelli del paese. Da subito e da sempre si sono preoccupati più di non favorire gli avversari politici a discapito dei vertici regionali amici che di tutelare gli interessi che la stragrande maggioranza degli alberobellesi chiedeva che fossero tutelati. Hanno rabberciato una lettera ridicola, cercando di far credere che il laboratorio si potesse riaprire per merito loro e di Pantaleo, ben sapendo che il laboratorio non si riaprirà. Neanche il comitato cittadino ha saputo portare gli alberobellesi sul terreno della politica. Bisognava andare a Bari, sotto i portoni degli uffici regionali, dove si prendono davvero le decisioni, reclamare i propri diritti, chiedere a gran voce una revoca del provvedimento, se non proprio ipotizzare un'alternativa all'attuale gestione complessiva della A.D.S.L., senza demagogia ma anche senza accettare acriticamente la logica dei tagli e basta. Bisognava minacciare di far venir meno il consenso, i voti, coinvolgendo quante più persone possibile, spiegando loro le ragioni di una lotta squisitamente politica. Altro che "la politica non c'entra"! Tutto è politica quando si parla della vita delle persone. Ma Alberobello non sembra averlo capito. Prevale ancora un atteggiamento di rifiuto della politica, quasi che questa sia il male per eccellenza. La verità è che senza politica si è condannati ad essere sempre sconfitti.
In questi giorni c'è un frenetico via vai di candidati, aspiranti candidati, sedicenti dirigenti politici senza voti e senza consenso, tutti indaffarati a mediare, a comporre e scomporre liste, a mettere d'accordo le ambizioni di tutti. Per carità, anche chi -scrive c'è dentro fino al collo e per scelta, non per costrizione. Non credo alle stupide distinzioni fra classe politica brutta e società civile buona e quasi mi vergogno a scrivere frasi che sembrano uscire dalla indole demagogica di un Enzo Biagi qualsiasi, tuttavia, la penna va da sola: cerchiamo tutti quanti di essere più vicini ai problemi seri del paese e meno attaccati alla lotta per il potere: quantomeno, prenderemmo più voti.

di Gianpiero De Santis

da: Polis, gennaio-febbraio 2002


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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 07 Luglio 2010 16:48 )  
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