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Guerra

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Non possiamo esimerci dallo scrivere qualcosa sulla guerra. Non per la pretesa di affiancare le voci che sui mezzi di comunicazione nazionali si sono levate su questo argomento. Ci spinge il dovere di sentirci parte di un destino comune, che ci appartiene anche se apparentemente non ci tocca, non tocca noi che stiamo al caldo delle nostre case italiane, pugliesi, alberobellesi. Lo dobbiamo fare, per non correre il rischio di pensare che, tutto sommato, la guerra in corso è affare altrui, che noi possiamo commentare senza sentirci veramente dentro questa esperienza, senza esserne attori, ma soltanto spettatori. Eh no: questa guerra difende anche noi, fa giustizia anche per noi, combatte il nostro stesso nemico: sugli aerei americani o inglesi ci saliamo anche noi e chi pensa che non sia così semplicemente è un'ipocrita. Ipocrita, perché dovrebbe rinunciare a tutte le libertà di cui gode e che le bombe su Kabul e Kandahar stanno difendendo; perché dovrebbe rinunciare a tutto il benessere di cui gode, perché è questo che le bombe stanno difendendo.

Che senso hanno quel missili cruise lanciati da migliaia di metri di altezza sul suolo afgano se non quello di difendere i valori e lo stile di vita occidentale, contro chi non li accetta e li ritiene la causa dei propri mali? E' facile condannare le bombe, la guerra, e pretendere in questo modo di non sentirsi responsabili di quanto sta accadendo, di rivendicare la propria verginità e ai esibire la propria anima immacolata, non aggredita dalle sporcizie americane e non insudiciata dal sangue degli arabi innocenti. E' facile, ma è profondamente ingiusto. E' come arrabbiarsi perché qualcuno in pieno temporale ha aperto un ombrello per riparare sé e gli altri, salvo accucciarsi accuratamente sotto il manto protettivo dell'ombrello stesso. Non mi bagno, ma mi vergogno dell'ombrello che mi protegge e soprattutto mi risulta molto antipatico chi ha l'ombrello in mano: è questo il tipico atteggiamento delle farisaiche anime belle, che dal calduccio dei loro sofà occidentali blaterano contro la guerra che colpisce i poveri, evitando accuratamente, tuttavia, di rinunciare a tutto ciò che proprio quelle bombe garantiscono: la sicurezza e la difesa del nostro tenore di vita.

Di fronte alla tragedia di quanto sta accadendo, di fronte all'immensa tristezza che l'uso della forza porta con sé, l'unico atteggiamento serio è quello di condividere la responsabilità morale, perché sarebbe davvero ridicolo pensare che di quanto accade sono imputabili soltanto coloro che ci governano o addirittura i piloti degli aerei. Siamo tutti responsabili, perché tutti traiamo i vantaggi da questa operazione di giustizia planetaria. E se c'è ancora qualcuno che pensa che non sia giusto andare a bombardare l'Afganistan, lo dica: vorrei chiedergli cosa farebbe se qualcuno gli avesse ucciso un figlio e si nascondesse in una casa, protetto da gente senza scrupoli che lo ha aiutato ad uccidere. Cosa farebbe? Perdonerebbe l'assassino che gioisce della morte altrui e ringrazia Allah per questo? Lo lascerebbe libero di continuare a progettare la morte di uomini, donne, bambini assolutamente innocenti? Beh, sappia che persino la Chiesa Cattolica ed Apostolica ha riconosciuto che non c'è pace senza giustizia, e finchè Osama Bin Laden e i suoi compari talebani non saranno distrutti non sarà fatta giustizia, quindi non ci sarà pace.


Il mondo in cui viviamo non è perfetto e a volte non sembra neanche bello, anzi, forse davvero non è un bel posto questo pianeta terra. Nessuno può gioire della morte altrui, neanche se chi muore è il proprio acerrimo nemico; nessuno può commettere un atto violento come un bombardamento con il cuore leggero; eppure ci sono atti tragici ma necessari, e punire i colpevoli di un massacro deliberato di settemila persone, anche se tramite una guerra che farà vittime innocenti, è un atto tragicamente necessario. Forse è ingiusto, ma è necessario. E' necessario per affermare il diritto alla vita, alla difesa di se stessi, alla difesa della propria libertà. E chi non lo capisce o non lo accetta, si metta una burqa addosso e se ne vada a vivere in Afganistan.


Albert Camus ne "i farisei della giustizia" scriveva: "Tra la follia di quelli che vogliono soltanto ciò che è e l'irragionevolezza di quelli che vogliono a tutti i costi ciò che dovrebbe essere, quelli che vogliono veramente qualcosa, e sono decisi a pagarne il prezzo, la otterranno". Chi vuol conservare la propria libertà di occidentale evoluto, oggi è chiamato a pagare il prezzo di una coscienza macchiata dalla guerra. Ma così come è folle pensare ad un mondo retto sulla forza e sulle bombe, così è davvero irragionevole pensare di combattere con il ramoscello d'ulivo chi si va a schiantare con un aereo dirottato contro un grattacielo dove lavorano ventimila persone innocenti. E così sia.

 

da: Polis, sett-ott 2001

 

 


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Ultimo aggiornamento ( Sabato 27 Marzo 2010 11:55 )  
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