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Trulli al posto del cemento?

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- La nuova legge urbanistica regionale impone un nuovo piano regolatore


Qualche idea per cominciare a discutere sul futuro di Alberobello

Non è ancora entrata in vigore ma è stata già approvata dal Consiglio Regionale la nuova legge urbanistica della Puglia. Per Alberobello, come per gli altri comuni della regione, significa redigere un nuovo Piano Regolatore Generale, che adesso si chiamerà Piano Urbanistico Generale. Ci saranno tempi certi per l'approvazione degli strumenti urbanistici: trascorso senza risposta un lasso di tempo fissato dalla legge, l'esito della pratica diventerà automaticamente positivo. E' facile, pertanto, capire che i prossimi due anni saranno decisivi per Alberobello. Si tratterà di scrivere come dovrà essere gestito ed usato il nostro territorio, cosa fare dei trulli, dove collocare le nuove case, le nuove industrie, i nuovi parchi, i nuovi parcheggi, le nuove strade, come realizzare le nuove costruzioni, come recuperare quelle vecchie, come consentire al nostro paese di crescere e di generare nuova ricchezza per tutti, nel rispetto dell'ambiente. Non è roba da poco ed è certamente questo il terreno dove si "parrà la nobilitate" della classe dirigente che si candiderà a guidare questa fase storica della vita alberobellese.


Trullo coperto di cementoSi può cominciare a far circolare qualche idea, per alimentare una discussione che non può esaurirsi negli studi degli addetti ai lavori e nelle stanze dei bottoni? lo penso di si. Per esempio, bisogna sciogliere un nodo fondamentale: si può o non si può costruire un nuovo trullo? Il soprintendente De Cunzo ha già fornito un'ottima ragione alla tesi della possibilità: nessuno può dire che il cuore di una storia culturale come quella del trullo abbia cessato di battere. Nessuno può dire: adesso basta trulli, perché quelli che abbiamo bastano e avanzano. Invece, costruire nuovi trulli, rispettosi dell'architettura dei loro genitori, è il modo migliore per coniugare sviluppo e tutela del nostro patrimonio mondiale. Una volta chiarito questo fondamentale punto, si può avviare un ritorno al futuro di Alberobello, con un programma sintetizzabile nello slogan: pietra al posto del cemento.


Con un serio e ambizioso programma di incentivazione, si possono far tornare parti del nostro centro storico allo splendore di qualche decennio fa. Penso a Rione Monti, all'Aia Piccola, ma anche all'area del Trullo Sovrano, antico confine del centro abitato alberobellese. Per esempio, a chi abbatte una bruttura in cemento si può consentire la ricostruzione nello stesso punto di un trullo il doppio più grande. Tale norma può valere anche per chi abbia intenzione di abbattere un'intera abitazione: potrà ricostruirvi un trullo che sia il doppio, il triplo più grande, con tutte le comodità della vecchia casa e con in più la solidità e la bellezza eterna della pietra (e, aggiungiamo, con un bel valore aggiunto). Inoltre, quando non vi sia lo spazio materiale per l'ampliamento della cubature che si vuole abbattere, se ne può ipotizzare lo spostamento in un'altra zona del paese.


II proprietario di un immobile candidato all'abbattimento e localizzato nel centro storico, può rifarsi una casa in cemento, il doppio più grande, ma in un altro punto del paese, costruendo, in luogo della casa abbattuta, ancora un trullo. Bisogna, in parole semplici, rendere conveniente la costruzione di nuovi trulli in luogo della case, studiando delle deroghe speciali per chi voglia compiere questo tipo di operazione. In tal modo si otterrebbero molteplici e benefici effetti: parti intere del nostro centro storico non sarebbero più deturpate da mostri di cemento e mattoni, da garage come pugni nello stomaco, da superfetazioni come pugnalate alle spalle; si alimenterebbe l'economia della distruzione e della ricostruzione, coniugando la creazione di ricchezza e la valorizzazione del patrimonio culturale; si incrementerebbe notevolmente l'economia turistica, che godrebbe di un ritorno di immagine non indifferente, ma anche di una maggiore ricettività alberghiera nei trulli, fattore chiave per la stanzialità del nostro turismo; si eliminerebbe, una volte per tutte e seriamente, la possibilità che mostri edilizi infestino il nostro patrimonio, garantendo il diritto di chi ha comprato un suo lo edificatorio ad esercitare quel diritto, pagato a caro prezzo. Soprattutto la nostra storia avrebbe un grande sussulto di dignità e un patrimonio mondiale dell'umanità verrebbe definitivamente consegnato al suo destino di diamante splendente per la pace tra i popoli. Vale la pena, pertanto, di cimentarsi e di chiedere a coloro che ci governeranno di non rinunciare a sognare con i piedi per terra, di non credere alle sirene del "nonsipuotismo", di non cedere all'inutile cinismo della rassegnazione.


Costruire questo futuro è possibile, a patto che ognuno faccia la sua parte: gli amministratori di questo paese, che dovranno studiare e proporre; i rappresentanti nelle istituzioni più alte, che dovranno ascoltare e sostenere nelle sedi legislative questa causa; le banche presenti sul territorio, che dovranno finanziare questo programma di trasformazione e di sviluppo, la soprintendenza, che dovrà autorizzare la continuazione di una storia, i cittadini alberobellesi, che dovranno credere in se stessi e nel loro futuro. La predica è finita. Il dibattito e Polis, per chi ha voglia, sono aperti ... e noi aggiungiamo anche alberobellocultura.

 

Gianpiero De Santis

da: Polis di Giugno-Agosto 2001

 

 


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Ultimo aggiornamento ( Martedì 26 Gennaio 2010 12:13 )  
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