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Un Trullo che sa di nuovo, anzi, d'antico

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da: Gianpiero De Santis (2001) - Un Trullo che sa di nuovo, anzi, d'antico, Polis, marzo, Alberobello.

 

L'ha buttata lì, Mario De Cunzo, il Soprintendente per i Beni Culturali della Provincia di Bari: "Consentiamo nuovamente l'edificazione dei trulli". Per anni siamo stati abituati a pensare che dei nuovi trulli sarebbero stati dei falsi, rispetto a quelli che conosciamo da tanto tempo, che sono più vecchi di qualsiasi alberobellese vivente e che hanno fatto la fortuna del nostro paese. Adesso, invece, l'idea di un autorevole architetto ci costringe a pensare e a riflettere. E se fosse l'idea giusta? La tesi che ha sostenuto De Cunzo nel convegno sui beni ecclesiastici, organizzato dalla meritevole Associazione Culturale Artù, è che i trulli, a differenza di un tempio greco o di un monumento romano, sono un bene culturale vivo, sono abitati, pulsano. La loro storia continua nel tempo, insomma, e nessuno può arrogarsi il diritto di dire basta. In effetti, qual'è il confine che delimita l'originalità di un trullo? Un trullo costruito negli anni '30 che differenze porta rispetto ad un suo antenato del 1830 o del 1730? E se ne costruissimo altri oggi? I trulli nati dal niente in Via Locorotondo che sono? Un falso o dei trulli? E, come se non bastasse l'argomento che nessuno può uccidere una storia di arte e cultura, si possono anche enumerare una serie di concreti vantaggi che la scelta di edificare a trullo comporterebbe.
Oggi è vietato ampliare un trullo, con il risultato che molti di essi, non abitabili, vengono abbandonati e crollano su se stessi. E se, magari, fosse consentito un ampliamento, con caratteristiche tipo logiche che non alterino l'opera d'arte? Molti proprietari di trulli di campagna sarebbero contenti e molti trulli ringrazierebbero della nuova vita loro donata. Per non parlare del recupero del centro storico. Non sarebbe bello abbattere tutte quelle orribili superfetazioni e sostituirle con nuovi, bellissimi trulli in pietra? Il terminaI turistico, ad esempio.
È difficile trovare privati disponibili ad investire in strutture con scarso ritorno economico, come parcheggi e verde. Così, tutta la zona che costeggia via Indipendenza rimane coltivata a verdura, lasciando Alberobello senza un'importante struttura di accoglienza per il turista. E se accanto al verde ed ai parcheggi si creassero negozi, ristoranti, strutture ricettive a trullo? Forse, a quel punto, l'investimento diverrebbe remunerativo. Stesso discorso per il parco urbano. Chi spenderà miliardi per realizzare percorsi botanici? Però una comunità di nuovi trulli sulle colline che dominano il paese cambierebbe l'aspetto della questione. No, non è affatto da liquidare con due battute la questione posta dal Soprintendente. In sè ha una portata rivoluzionaria, su cui è bene riflettere in maniera adeguata, magari anche con un convegno che approfondisca l'argomento in ogni suo aspetto. Certo, costruire in pietra costa tre volte che costruire in cemento. Tuttavia, non possiamo ricordarci di essere Alberobello soltanto quando ci conviene, di essere patrimonio dell'Umanità soltanto quando c'è da battere cassa.
C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi, d'antico: un trullo, in pietra, uguale al padre ed al nonno, ma senza umido, con il riscaldamento, la corrente elettrica, internet e un bambino che gioca con i suoi lego. No, non è una cattiva idea.

Giampiero De Santis



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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 07 Gennaio 2010 13:41 )  
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