• Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
EnglishSpanishFrenchGermanGreekJapaneseTurkish
Search

Alberobello Cultura

JA slide show
Errore
  • XML Parsing Error at 1:114. Error 9: Invalid character

Centenarie di Casa Nostra

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Share Link: Share Link: Facebook
anzianiMarina e Antonetta hanno attraversato tutto il XX secolo alberobellese

 

Ci guardano dall'alto dei loro cento anni e chissà come ci vedono. Chi pensa che non ci vedano affatto sbaglia clamorosamente, perché, a dispetto di un'età che si è naturalmente accanita sul corpo, il loro spirito e la loro mente sono attivi come sempre, o quasi, soprattutto udito permettendo. In ogni caso, ci vuole convinzione per arrivare ad una certa età, oltre che dei geni di un certo livello. Ed è proprio questa convinzione che le metterebbe in grado di fronteggiare chiunque, con una grinta ed una personalità da fare invidia a molti. Sono Antonia Angiulli e Marina D'Onchia, due donne alberobellesi che vantano il merito di essere le persone più longeve del paese (e, vista l'anagrafe, crediamo non solo di Alberobello!).
Sono nate nello stesso anno della Regina Madre d'Inghilterra, il 1900, e hanno attraversato indenni tutto il ventesimo secolo, il secolo più tumultuoso della storia.dell'umanità. Lo hanno vissuto nel nostro paese, seguendone l'evoluzione da paese povero a paese tutto sommato benestante, testimoni dell'arrivo della luce, dell'acqua nei rubinetti, della scomparsa della "carrizz" per avere in cambio una più decente rete fognaria, dell'asfalto in luogo del "vricc", delle automobili al posto degli asini, dei termosifoni al posto dei bracieri, delle brutte e confortevoli case di cemento, presunto simbolo della ricchezza raggiunta, al posto dei belli e scomodi trulli, presunto simbolo di un'opprimente povertà.
A chi pensa che il mondo non cambi e rimanga identico a se stesso, che il progresso non esista, agli stupidi che dicono sempre che si stava meglio prima, avrebbero tante cose da dire tanto che sarebbe veramente utile organizzare una conferenza dal titolo: "i ricordi di Marina e Antonia". Antonetta è di famiglia a casa mia, o almeno a me piace crederlo, perché ritengo un privilegio averla conosciuta.
Il mio primo incontro ravvicinato con questa vecchina, di cui ho sempre sentito parlare per via della sua vicinanza di casa di tanti anni con mio nonno materno, è stato casuale e divertentissimo. Avevo dato un passaggio al mio amico Bruno De Luca, suo vicino di casa, e certe volte è bello farsi due risate in macchina prima di andare a mangiare. Quella volta, però, ci "beccò" Antonetta, perché io avevo commesso il grave reato di parcheggiare temporaneamente la macchina proprio nei pressi dell'uscio di casa sua. Con un mento allungato dal senso di fastidio per quel corpo estraneo proprio davanti ai subi piedi e con due occhietti azzurri ed inquisitori, che di-mostrano ancora la grinta di tutta una vita, Antonietta si preparava ad inveire contro il maleducato di turno. Bruno, accortosi della situazione, fece in tempo ad abbassare il finestrino e a dire a voce alta, in modo da essere sentito: "Antonè, Brun so!". Il mento tornò a dimensione naturale e lo sguardo divenne allora incuriosito, non più infastidito. La curiosità era rivolta alla pelata del sottoscritto, lucida e scintillante perché passata sotto la scure del gillette da poche ore. A cento anni ci si può permettere di tutto e quindi, all'indirizzo di Bruno partì la fatidica domanda: "c'è fatt cur a chedda c'lon?" "niend, Tonè, è prdout i capidd". "megghj a jidd ca a nù!", disse Antonetta e, visibilmente soddisfatta per la battuta, si congedò, sorretta dal fedele bastone.
Ho ritrovato Antonetta qualche settimana fa, quando sono andato a farle gli auguri per il suon centesimo compleanno (credetemi, fa impressione anche semplicemente a scriverlo). Questa volta mi sono presentato, dicendole che sono il figlio di Maria Cristina Perrini, ma in un primo momento non è bastato. Le ho detto, allora, che sono il nipote di Peppino Perrini e soprattutto il pronipote di Sante Perrini. Sante "Milord", conosciuto da tutti perché, ai suoi tempi, organista della Chiesa dei Santi Medici, è una parola magica che mi consente di farmi riconoscere da chiunque abbia una certa età. Ha funzionato anche con Antonetta, che è sbottata in uno dei suoi tanti "ah" gesticolanti, con i quali sembra dire ogni volta "certo! Che domande fai, bacchettone?!", nonostante fino ad un attimo prima abbia avuto dubbi per la testa.
E il suo compleanno, che cade ilIO dicembre, è stata l'occasione per conversare con simpatia e farmi raccontare qualcosa da raccontare a mia volta. Antonetta ha un soprannome che è tutto un programma: "A podestà". E' talmente conosciuta con questa aggiunta al nome che qualcuno pensa sia il cognome. In ogni caso, non le potrebbe essere più appropriato. "Sono stata severa con le mie figlie", e la figlia Gina, presente al colloquio, annuisce con eloquenti movimenti del capo. Eppure il soprannome non deriva dal suo carattere, pure assolutamente autoritario, ma dal fatto che in gioventù ha lavorato come domestica in casa di Donato Giangrande, che oltre ad essere stato Sindaco, negli anni precedenti era stato anche nominato Podestà. Da allora Antonia Angiulli è diventata "Antonetta podestà" .
Tutti i capelli in testa, bianchi e grigi, con quei riflessi argentei tipici dei capelli che hanno vissuto tante primavere, occhi color lago in un giorno di sole, pelle secca, mani asciutte con dita legnose e affusolate, Antonetta è uno scricciolo che suscita affetto e simpatia a prima vista. Tanto che è Bimbo. E lo fa ogni volta! Il giorno del suo compleanno ho assistito ad una scena memorabile: Donato, venuto anche lui ad omaggiare la centenaria nel giorno di definitiva acquisizione dell'ambito titolo, si lamentava scherzosamente di non essere stato invitato con i parenti al ristorante. Antonetta, come al solito quando non ha afferrato il concetto perché non sufficientemente percepito dai suoi timpani sonnolenti, si fa ripetere ad alto volume le parole e, una volta capito il concetto, di rimando: "i c cazz l'è vist a cus" e giù una sonora tirata di barba al malcapitato, tra le risate generali.
Antonetta vive da sola, ma costantemente accudita dalle figlie, Lina, Gina, Maria e Rosetta, anche se c'è chi abita lontano da Alberobello e, per forza di cose, è fisicamente meno presente. A conferma che per arrivare a cento anni ci vuole un "fisico bestiale", c'è da raccontare che alla giovane età di 95 anni Antonetta è caduta, rompendosi un femore. Dopo aver trascorso un'intera notte forzatamente sdraiata sul pavimento con una gamba rotta (prima che la mattina dopo si accorgessero dell'incidente), Antonetta è stata ricoverata in ospedale ed operata d'urgenza. Le hanno messo una protesi al posto del femore fuori servizio e adesso Antonetta è di nuovo in piedi a controllare chi passa davanti casa sua. Le è bastato invocare il nome dell'amatissimo nipote Michele (dai più conosciuto come l'architetto Sgobba e da qualcun altro conosciuto come il padrone di U go, il cane rosso, fulvo e sornione che tanto sta antipatico alla nonna) per sopportare la violenza dei medici che le mettevano le mani addosso, per costringerla ad una barella sconosciuta. "M' diss u dottor ca u sang mij è meghj d cudd d' na giovn": come dar torto a quel dottore?
Non ho avuto la fortuna, invece, di conoscere Marina D'Onchia di persona. Quando sono andato a trovarla, un'antipatica febbre di stagione la costringeva a letto. "Ma si riprenderà", mi ha detto sicura e sorridente la nipote acquisita, la signora Donata Rosato, leccese di nascita e alberobellese d'adozione che tanto gentilmente si è offerta di raccontarmi la zia Rinuccia. "Guai a storpiarle il nome", mi ha subito detto, "ci tiene moltissimo". E basta guardare la fotografia scattatale in compagnia del Sindaco il giorno del suo centenario per capire quanto una sana e santa vanità serva per vivere bene e a lungo. Capelli argentei raccolti sulla nuca, vestito nero delle grandi occasioni, scialle ricamato appoggiato con elegante civetteria sulle spalle, anelli alle dita, rossetto sulle labbra, Marina sorride contenta e soddisfatta di essere al mondo, contagiando anche il Sindaco, che preso dalla situazione, non ha ancora trovato il tempo di appoggiare chiavi e cellulare da qualche parte.
Anche Marina abita da sola ed anche Marina è accudita da vicino dai parenti più prossimi. Dà energia ai suoi trenta chili di peso corporeo con latte e pane, mattina e sera, e minestre leggere, con tanta frutta di qualsiasi tipo, a mezzogiorno. E' attenta a tutto ciò che deve entrare nel suo ciclo metabolico, e quando si tratta di medicine, il lasciapassare si ottiene soltanto dopo un'accurata lettura del foglietto interno illustrativo, quello pieno di parole incomprensibili, ma non per lei. Gode di un'autonomia invidiabile, e anche, e per fortuna, di una buona salute. "Camperò altri quattro o cinque anni", ha detto alla nipote. Franco Tinelli sarà contento apprendendo che un altro segreto di Marina è un mezzo bicchiere di vino a pranzo, tutti i giorni. Bianco, di quello buono. Ma siccome non si vive di solo pane, anche il telegiornale è un appuntamento quotidiano e irrinunciabile. Quello di Rai Uno, rigorosamente. Marina crede alle Istituzioni e, a giudicare dalle parole dell'unico e adorato nipote Giuseppe, sarebbe un ottimo testimoniaI per la campagna pubblicitaria della rete di Stato. Segue e comprende tutto, compresa la borsa e probabilmente giocherebbe meglio di quel mio amico che ha comprato le Tiscali a 90 euro (c'è anche chi declina al plurale, scrivendo "euri"; aspettiamo il verdetto della grammatica ufficiale) ed ancora non le ha vendute.
Non ha figli, Marina. E' stata sposata con Michele Fasano, padre di Carlo, il vigile urbano, e nonno di Michele, proprietario dell'hotel Airone. La sera, quando è sicura che non verrà nessuno a turbare la quiete della sua casa, fa il giro delle stanze e controlla che tutto sia a posto, che tutti i suoi oggetti di una vita siano sani e salvi alloro posto. Si è sempre gelosi delle proprie cose, figuriamoci dopo averci trascorso cento anni insieme. L'uomo più longevo d'Italia è un pastore sardo di 112 anni, ma Antonietta e Marina sono due donne pazienti....


( 0 Votes )

Articoli più recenti:

Ultimo aggiornamento ( Sabato 12 Dicembre 2009 10:48 )  
TwitterJP-Bookmark

Menu Principale

 834 visitatori online
  • 579 registrati
  • 0 oggi
  • 6 questa settimana
  • 49 questo mese
  • Ultimo: Jamesemura

ultime notizie