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Sogni d'Oro, Grisù

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Il cagnolino più conosciuto di Piazza del Popolo ci ha lasciato
Pativa le pene dell'amore: quando era innamorato ed il suo amore non era corrisposto, diventava triste e rifiutava il cibo


"Gisù!", avrà gridato o pensato Pierluca, quando ha visto la crudele ruota dal carrozzino verde passare sopra il povero corpicino del suo cagnolino yorkshire e farlo rotolare per terra dal dolore. Stavano giocando insieme, come spesso facevano, e lui, Grisù, che tanto ci ricordava quel pazzo del film di Tornatore che gridava: "La piazza è mia", questa volta non è tornato a casa.

La vita terrena, perché ci sarà pure un paradiso dei cani, si è interrotta laddove il più famoso cagnolino di Alberobello l'ha vissuta giornalmente: di fronte al Bar del Corso. Ogni giorno Zio Mino lo cacciava, forse anche un po' mortificato di farlo, e ogni giorno quel musetto che potrebbe stare bene in una canzone di Paolo Conte, faceva marcia indietro, serafico e discreto come sempre per un altro giro di perlustrazione nel suo quartier generale. Era un cane speciale, Grisù. In questi casi si dice che gli mancasse la parola, ma a Grisù non mancava neanche quella; perché quando voleva farti capire una cosa te la faceva capire molto chiaramente.
Ogni tanto, di pomeriggio, rimaneva fuori di casa, perché i suoi padroni, ma non sarebbe esagerato dire la sua famiglia, erano nel retro del trullo e la porta d'ingresso era chiusa. Per superare l'ostacolo Grisù non si perdeva d'animo: anziché abbaiare inutilmente dietro la porta, nella vana speranza che qualcuno lo sentisse, aspettava che passasse qualche amico della razza umana già visitatore della sua dimora (perché lui li conosceva e li riconosceva ad uno ad uno) c quando lo trovava cominciava a correre in direzione della porta per poi voltarsi e correre verso il provvidenziale soccorritore, fino a che questi non capiva che doveva andare ad aprirgli la porta e tutto si sistemava. Amava le conversazioni di piazza.
Quando era solo e non sapeva che fare, girovagava in cerca di qualche odore o voce amica e se questa era impegnata in dotte disquisizioni di politica amministrativa o in frivoli commenti sulle mode del momento, lui si fermava nei pressi, senza dare fastidio, aspettando una carezza, un cenno, un'attenzione; e se non venivano, pazienza, sarà per la prossima volta. In fin dei conti quello che a Grisù importava veramente era l'amore. Era un cane capace di grandi passioni. Come quella per Lilly, la volpina bianca di Linda. Lilly è stato forse uno dei più grandi amori della sua vita.
Il cagnolino più conosciuto di Piazza del Popolo ci ha lasciato
Pativa le pene dell'amore: quando era innamorato ed il suo amore non era corrisposto, diventava triste e rifiutava il cibo
"Gisù!", avrà gridato o pensato Pierluca, quando ha visto la crudele ruota dal carrozzino verde passare sopra il povero corpicino del suo cagnolino yorkshire e farlo rotolare per terra dal dolore. Stavano giocando insieme, come spesso facevano, e lui, Grisù, che tanto ci ricordava quel pazzo del film di Tornatore che gridava: "La piazza è mia", questa volta non è tornato a casa.
La vita terrena, perché ci sarà pure un paradiso dei cani, si è interrotta laddove il più famoso cagnolino di Alberobello l'ha vissuta giornalmente: di fronte al Bar del Corso. Ogni giorno Zio Mino lo cacciava, forse anche un po' mortificato di farlo, e ogni giorno quel musetto che potrebbe stare bene in una canzone di Paolo Conte, faceva marcia indietro, serafico e discreto come sempre per un altro giro di perlustrazione nel suo quartier generale. Era un cane speciale, Grisù. In questi casi si dice che gli mancasse la parola, ma a Grisù non mancava neanche quella; perché quando voleva farti capire una cosa te la faceva capire molto chiaramente.
Ogni tanto, di pomeriggio, rimaneva fuori di casa, perché i suoi padroni, ma non sarebbe esagerato dire la sua famiglia, erano nel retro del trullo e la porta d'ingresso era chiusa. Per superare l'ostacolo Grisù non si perdeva d'animo: anziché abbaiare inutilmente dietro la porta, nella vana speranza che qualcuno lo sentisse, aspettava che passasse qualche amico della razza umana già visitatore della sua dimora (perché lui li conosceva e li riconosceva ad uno ad uno) c quando lo trovava cominciava a correre in direzione della porta per poi voltarsi e correre verso il provvidenziale soccorritore, fino a che questi non capiva che doveva andare ad aprirgli la porta e tutto si sistemava. Amava le conversazioni di piazza.
Quando era solo e non sapeva che fare, girovagava in cerca di qualche odore o voce amica e se questa era impegnata in dotte disquisizioni di politica amministrativa o in frivoli commenti sulle mode del momento, lui si fermava nei pressi, senza dare fastidio, aspettando una carezza, un cenno, un'attenzione; e se non venivano, pazienza, sarà per la prossima volta. In fin dei conti quello che a Grisù importava veramente era l'amore. Era un cane capace di grandi passioni. Come quella per Lilly, la volpina bianca di Linda. Lilly è stato forse uno dei più grandi amori della sua vita.


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