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Il Danubio e Noi

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Gianpero De Santis

Sotto i colpi dell'economia moderna, che considera un bene la produzione ed un fatto indifferente la qualità della vita, e, più ancora, sotto i colpi dei media mondiali, saldamente in mano ai padroni del vapore che hanno interesse a produrre denaro e quindi a dominare e trasformare la natura, più che a conservarla ed a tutelarla, la questione ambientale è la cenerentola della politica mondiale. Infatti, nonostante l'effetto serra, che ha innalzato la temperatura del pianeta ed ha provocato migliaia di morti da inondazioni, uragani e cose del genere; nonostante Cernobyl, che ha già provocato l'inquinamento di ampie fette di territorio e la morte per tumore di centinaia di bambini e di adulti, nonostante la progressiva desertificazione di ingenti parti di terreno fertile, che fa morire di fame milioni di persone all'anno, nonostante il rischio di estinzione di diverse specie animali e vegetali, nonostante il ripetersi sotto diverse forme di catastrofi ambientali, come quella che di recente ha devastato il Danubio ed il suo ecosistema, l'attenzione all'ambiente ed ai suoi problemi è sempre debole ed insufficiente.
Il problema è sottovalutato, nell'ingenua convinzione che ci sia sempre tempo e modo per intervenire; ed anche perché la cultura dominante considera l'uomo padrone del pianeta e non un semplice abitante del pianeta. Sono tante le cose che possiamo fare nel nostro piccolo per non far piangere o far piangere di meno il nostro pianeta terra, la nostra grande casa comune. Possiamo spegnere la lampadina del lume o del lampadario quando usciamo da una stanza; possiamo chiudere il rubinetto dell'acqua mentre insaponiamo le mani o torturiamo le gengive con lo spazzolino, nel maldestro tentativo di pulire i denti; possiamo evitare di utilizzare l'automobile anche per fare i trecento metri che separano casa nostra dalla piazza o dalle case dei nostri amici; ed ancora: possiamo fare la raccolta differenziata dei rifiuti, scaricando plastica, vetro, alluminio, carta, pile, medicinali e così via negli appositi contenitori; si potrebbe continuare fino a riempire tutte le trentadue pagine di questo numero del giornale, ma sarebbe inutile: chiunque sia consapevole del fatto che la propria casa non finisce nei cento metri quadri delimitati da mattoni e cemento dove mangia e dorme è in grado di capire quali e quanti comportamenti si possono adottare per rispettare se stessi e gli altri e per curare il mondo in cui viviamo. Tutto questo non basterà ad impedire l'allargamento del buco dell'ozono o a far tornare le trote nel Tevere, ma può servire a far maturare un diverso atteggiamento nei confronti del mondo che ci circonda, può servire a costruire una nuova cultura, più ecologica, più responsabile, più attenta al futuro delle generazioni di bambine e bambini che verranno.
Noi di Polis abbiamo fatto quanto potevamo: non abbiamo la forza ed il coraggio di quella ragazza americana che, per difendere una foresta di sequoie da una morte sicura da abbattimento, ha trascorso ben due anni appollaiata su di uno di quei giganteschi esemplari, ma da questo numero stampiamo il nostro periodico su carta ricic1ata. Ci rimettiamo molto in termini grafici: la carta ricic1ata è opaca, meno morbida ed elastica di quella normale, meno efficace nel far risaltare immagini e titoli sullo sfondo. Non ci guadagnamo nulla in termini economici. Tuttavia, come dicono i nostri colleghi della rivista martinese, neanche un albero è stato abbattuto per stampare questo giornale. Per una volta le ragioni dell'etica prevalgono su quelle dell'estetica; e poi, è più bello vedere un albero che produce ossigeno per i nostri polmoni anziché cellulosa per le nostre rispettabili chiacchiere. Per queste c'è sempre un'altra soluzione.


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