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Una Storia Semplice

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Salvatore Agostino e Pasqua Pezzolla hanno festeggiato quest'anno il loro 65° anniversario di matrimonio
Siamo andati a farci raccontare la loro storia, quella di un rapporto che è oggi come era quel 14 gennaio 1934.
Salvatore e Pasqua hanno dipinte sui loro volti e disegnate nei loro movimenti mille battaglie combattute lungo tutta una vita. Undici figli da crescere, una guerra a dividerli in gioventù, un fitto da pagare per case mai abbastanza spaziose, il sogno di una dimora propria da costruire ed in cui finalmente sistemarsi e vivere. Eppure ce l'hanno fatta: i figli stanno tutti bene, la casa è loro e non gliela può togliere nessuno, i problemi di una volta sembrano lontani anni luce.
Adesso, dopo 65 anni di vita vissuta insieme, "siamo tornati bambini" dicono all'unisono. Sono tornati ai tempi in cui facevano l'amore sotto un ombroso e profumato albero di olivo, nella campagna di Coreggia. Magari le abitudini sono diverse, si è un po' meno giovani ed un po' più pesanti ("mannaggia alla pensione", sospira Pasqua guardando i chili di troppo di Salvatore), ma l'animo è tornato ai tempi in cui non esisteva altro pensiero se non quello della propria amata, che ti aspettava ansiosa di trascorrere ancora mezz'ora insieme; ai tempi in cui non si poteva stare lontani. "lo ho bisogno di lei e lei ha bisogno di me", dice candidamente Salvatore, spiegando in tre parole cosa è l'amore meglio di quanto possa fare un poeta minore con pagine e pagine di versi. Ed è proprio così.
Questi due simpatici vecchietti, una volta così vigorosi, sono un esempio di simbiosi umana. Una simbiosi che si è costruita da quando avevano diciannove anni lui e quindici anni lei e che è durata da allora fino ad oggi e che non finirà. Non so se questo è il matrimonio più duraturo di Alberobello. Dagli atti del Comune risulta la presenza di coniugati nati nel 1905 o nel 1906. Tuttavia, se non il più lungo, questo è uno dei matrimoni più lunghi del nostro paese.

Puntuale e preciso, Vatore comincia a lavorare con la solita lena. Ma quella mattina c'è qualcosa che lo distrae e che non lo fa lavorare bene. E' una ragazzina di neanche quindici anni che lo osserva sorridente e che gli fa girare la testa. Non passa molto tempo che i nostri due cominciano a vedersi ed a frequentarsi di nascosto da tutto e da tutti. II richiamo è il drin drin della bicicletta, che annuncia che Vatore è arrivato. Alina esce di casa e con un ampio gesto del braccio indica al suo amato un campo sicuro dove nessuno li disturberà. Ah, se potesse parlare quell'olivo che tanta ombra ha disteso su Vatore ed Alina! Sta di fatto che, galeotto fu settembre, nel grembo di Alina viene concepito il loro primo figlio. Come dobbiamo fare, cosa dobbiamo fare, "c n sc'nneim". Non sarà stato molto diverso il ragionamento che ha frullato nelle loro teste in quei momenti. D'altro canto era usanza di quei tempi risolvere queste situazioni con un fuga riparatrice.
Il venti novembre del '33 era di domenica. Come tutte le sere dei giorni di festa, mest Cosm, il severo padre di Alina, giocava a carte in una cantina di Coreggia. I giovani fidanzati colgono l'attimo fuggente e, complice la solita bicicletta di Vatore, se ne scappano. Il loro rifugio è un trullo vicino alla fontana di Via Monte Grappa; qui si rinchiudono per una settimana, durante la quale non mettono piede fuori delle due alcove che li accolgono. Messo difronte al fatto compiuto, Mest Cosm si rassegna e, conosciuta la temporanea dimora di sua figlia e del suo futuro genero, si reca in una visita conciliatrice. Vatore ed Alina tornano a casa e il 14 gennaio 1934 si sposano. Di nascosto anche in quest'occasione: alle cinque di mattina, l'arciprete don Ciccio Rotolo unisce in matrimonio Salvatore Agostino, di anni 20, e Pasqua Pezzolla, di anni 15, e cosÌ sia. Partono da zero armati di tanta buona volontà. "Scrivi che non avevamo una lira" ci dice fiero Vatore, "ca l'ann a sapè tutt stu fatt". Con le sole cinque lire avute in regalo dal suocero, Salvatore organizza la festa del suo matrimonio e cura personalmente il trasporto dei pochi invitati: uno ad uno, dalla Chiesa dei Santi Medici in Coreggia in bicicletta! Ad aprile Salvatore parte per svolgere il servizio militare a Verona. Il 29 giugno nasce il primo figlio, Cosimo, detto Mimino. Una breve licenza per abbracciare il frutto di tante ore di passione sotto il benemerito albero di olive della campagna di Alina. Poi, per fortuna, il congedo, quasi alla fine dell'anno. Ma le armi tornano a dividere i neo genitori.
Nel marzo del 1935 Vatore parte per la campagna d'Africa di Mussolini, ufficialmente come volontario ma in realtà vittima di un trucco del suo generale desideroso di avanzare nella gerarchia dell'esercito. In Africa, a combattere la stessa guerra di Indro Montanelli, Vatore ci rimane fino al 1936. Il suo compito è quello di cuoco, tutto sommatoVatore ed Alina, così si chiamano in confidenza, si sono guadagnati sul campo il titolo di "Nonni di Alberobello", insieme a tutti coloro che possono vantare primati del genere. Per questo motivo abbiamo deciso di far loro gli auguri in questa forma speciale: scrivendo il compendio della loro vita trascorsa fianco a fianco. Una storia cominciata in una giornata primaverile del 1933, quando, con la sua inseparabile bicicletta e con gli arnesi di intonachista, Vatore si reca in Coreggia. C'è da fare un lavoro a casa di mest Cosm, amico di famiglia, che si sta facendo una dimora nuova.
meglio che stare in prima linea. Nel 1936 il ritorno a casa. Nascono due bambine, Ziella e Lina. Vatore ha ripreso il suo lavoro di sempre e la sua attività va avanti bene. Ma nel 1939 Mussolini torna a fare danni: di nuovo alle armi, questa volta in Albania. Il cuoco Agostino rimane al fronte, tranne i brevi intervalli delle licenze e di una tregua di qualche mese, fino al 1943. In quell'anno nasce Michele, il quarto figlio. Vatore usufruisce di una legge che consente ai padri di quattro figli di essere liberati dagli obblighi militari e ritorna a casa, questa volta per sempre. L'amore è tanto, la passione pure e l'energia figuriamoci. CosÌ, dal 1945 al 1959, nascono, nell'ordine, Franco, Maria, Tonietta, Nino, Vito, Anna e Gianni. Undici figli, un fatto incredibile se rapportato ai giorni nostri. Undici cuccioli da crescere. Ce la mettono tutta, Vatore ed Alina. E nel 1958 comprano anche un terreno con un rustico, che poi diventerà la loro casa. II terreno è in quella che poi diventerà Via Pietro Campione, il nome di un amico di famiglia e, dopo la forzata parentesi nella milizia fascista, di un compagno di partito. Nella nuova casa vengono ospitati i genitori di Vatore. Col tempo tocca agli eredi continuare la tradizione di famiglia. Nascono 29 nipoti e 15 pronipoti. Nel frattempo arrivano le pensioni, i figli trovano lavoro e "si sistemano", insomma la necessità è meno presente e il gusto della libertà si può assaporare con più tranquillità.
Vatore conosce i nomi dei corridori delle squadre di ciclismo meglio dei capitani delle squadre stesse. Alina legge gli articoli di Montanelli ed è informata anche sulle liste socialiste alle elezioni europee. Una bella partita a carte la sera è quasi un rito propiziatorio. La loro è una vecchiaia serena ed attiva. La loro vita in questi anni è stata molto diversa da quella che conduce normalmente una coppia moderna. L'Italia è diventato il Paese con il tasso di natalità più basso del mondo. Quanta differenza! Ed anche i matrimoni non sono certo così carichi di successo come quello di Vatore ed Alina. Ovviamente, laici r:ome siamo, non sappiamo dire cosa è meglio e cosa è peggio. Però è importante, aldilà del caso specifico, raccontare queste storie di vita. Non si tratta soltanto della storia di Vatore ed Alina. La loro vita è uno squarcio, un documento di storia alberobellese ma anche italiana; la testimonianza di un piccolo mondo antico che non c'è più, di cui le ultime tracce rimaste sono gli occhi, i sorrisi, le parole dei protagonisti di allora.
Per noi che abbiamo avuto il compito di ascoltare ed adesso di trascrivere, queste è stata una esperienza piacevole, affettuosa, tenera, amichevole, simpatica. Forse non siamo riusciti a trasmettere tutte le sensazioni provate. In tal caso rimandiamo alla pagina di copertina, che meglio di quanto possano fare le nostre parole racconta 65 anni di vita. Per tutto il resto, grazie Vatore, grazie Alina.


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Ultimo aggiornamento ( Sabato 04 Luglio 2009 15:43 )  
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