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Contrabbandieri Assassini

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Morire per colpa dei contrabbandieri. Ormai siamo arrivati anche a questo. Gente senza scrupolo di coscienza, che, per curare i propri affari illegali, non esita a mettersi di traverso ad un'autoambulanza che porta un ragazzo sfortunato verso un ospedale, per un'operazione di urgenza.
Sembra la trama di un film d'azione alla L.A. Confidential ed invece è esattamente quanto è successo ad un nostro povero giovane concittadino, che, anche per i ritardi dovuti all'inconveniente, non è riuscito a raggiungere in vita l'appuntamento con la sala operatoria di un ospedale di Bari. Non ci è riuscito perché sulla strada che collega Turi a Casamassima, l'autoambulanza si è dovuta fermare bruscamente. Un automezzo di questi scellerati malavitosi aveva occupato la carreggiata, pensando che fa sirena luminosa del mezzo di soccorso fosse in realtà quella di un auto di polizia ed affini. Così la corsa affannosa si è interrotta per quarantacinque lunghi minuti, compromettendo seriamente le probabilità di riuscita dell'intervento chirurgico.
Questo fatto non può passare inosservato. Non chiederti per chi suona la campana, suona per te, scrivevano John Donne ed Ernest Hemingway. Non ci si può consolare, pensando che è toccato a persona diversa dai propri familiari. Cosi chi muore, muore due volte. Se siamo Paese, alfora questo è un dramma di tutti, non solo di chi è direttamente interessato. E poi, questa mancanza di solidarietà non soltanto risulta sgraziata ma anche inutile e pericolosa: per come si è generato, questo non è un evento casuale o estemporaneo. II traffico illecito sulle nostre strade è diventato un fatto quotidiano e ben definito. Nessuno può giurare sul fatto che un simife episodio non si ripeta. Anzi, è moIto probabile che si ripeta. Questi criminali girano armati fino ai denti, con macchine blindate, provviste di speroni per eliminare chiunque li ostacoli sul loro cammino. E non cediamo al ricatto del lavoro che non c'è o al romanticismo del poveretto all'angolo della strada, che vende sigarette di contrabbando per sfamare i figli. In realtà, per ogni venditore ambulante di Marlboro truccate c'è un finanziere che rischia la vita sotto i colpi di micidiali auto da battaglia
o uno di noi che rischia di non poter raggiungere la salvezza di una provvidenziale camera operatoria.
Ha ragione l'arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini: siamo tutti responsabili del crimine che ci circonda. Non si tratta di spandere sensi di colpa collettivi o di criminalizzare inutilmente a destra ed a manca. Si tratta, invece, di capire che cosa possiamo fare.
Judah Folkman, uno scienziato ebreo che lavora in America, ha indicato la strada per tentare di sconfiggere il cancro, sui topi per adesso, un domani forse anche sull'uomo. Il suo ragionamento è questo: la cellula cancerogena ha bisogno di cibo per crescere, cioè ha bisogno di sangue. Se si riesce ad impedire che i vasi sanguigni circostanti forniscano cibo alla cellula velenosa, questa muore di lame. Noi possiamo fare la stessa cosa. La mafia, che è essenzialmente potere, senza soldi non esisterebbe, morirebbe. Non siamo eroi, per fortuna, e non siamo chiamati a scendere in strada con i bazooka per bombardare autoblindo e furgoni sospetti. Però siamo vasi sanguigni che possono decidere se dare da mangiare o meno al cancro che ci portiamo cfentro e che diventa sempre più prepotente e violento. Possiamo decidere se comprare o meno steccne di sigarette illegittime ed illegali.
Sappiamo, infatti, che buona parte dei soldi che spendiamo in questo modo finiscono nelle tasche dI coloro che ordinano èli speronare, di mandare fuori strada, di sparare in piazza, di mettere bombe ai negozi di chi non si piega, di uccidere chi è li disturba il manovratore. Questo significa essere tutti responsabili. Non si può pretendere che il finanziere, carabiniere o poliziotto che sia, estirpi la gramigna con le sole proprie forze. La guerra contro la mafia o la vinciamo tutti insieme o la perdiamo.
II Sindaco di New York ha detto che contro il crimine ci vuole una risposta forte di assoluta intolleranza. Cominciamo ad essere intolleranti con la nostra ignoranza e la nostra superficialità, con la nostra sfiducia che le cose possano cambiare in meglio: che gran servizio alla comunità meridionale. E ad ognuno di noi.

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