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La Città di Alberobello

parte della zona monumentale di AlberobelloPer la visualizzazione dei contenuti è necessario registrarsi (Attenzione! Le pagine protette non sono conteggiate nel n. degli articoli)

 La Puglia, si sa, è la regione italiana più marittima della penisola. È perimetrata da circa 800 km. di coste e non vi sono località tra l'Adriatico e lo Ionio che distano più di 70 km. dal mare. Detta regione, che è la meno montuosa d'Italia, presenta tuttavia, oltre al massiccio del promontorio del Gargano, una ossatura collinare (Litologicamente costituita da calcari) che si sviluppa in direzione nord-ovest/sud-est in conformità alla dorsale appenninica ed alla intera penisola. La ossatura collinare indicata, costituisce il «rialto terrazzo chiuso» delle Murge che, con quote comprese tra 300 e 500 metri sul mare, si allunga per 150 km., è largo 50 e misura un'area di circa 7.500 kmq. Il nome di Murge o Murgie deriverebbe dal latino « Murex» (murice), toponomastico mediterraneo per indicare la superficie di una roccia dentata, tagliente, appuntita dall'erosione, che richiama l'aspetto del gasteropode marino, del genere Murice appunto. È nella letteratura la divisione delle Murge: Murge nord-occidentali (le alte) e Murge sud-orientali (le basse), separate dall'insellatura di Gioia del Colle. Le prime scendono con dolce pendio variamente accidentato verso oriente ed assai ripidamente verso occidente (come per esempio da Minervino a Spinazzola), le seconde al contrario (le sud-orientali) si affacciano ripidamente verso l'Adriatico (come a Fasano), e più dolcemente verso lo Jonio. La diversa orogenesi delle due zolle murgiane ha determinato la formazione di due «conche»: quella di Bari e quella di Taranto.
Questa particolare situazione geo-morfologica si ripercuote, oltre che sulla viabilità, anche sullo sviluppo economico della Puglia murgiana divisa in due da questa « cerniera » naturale per cui i centri abitati delle Murge settentrionali fanno capo ai porti adriatici, mentre quelli delle Murge meridionali sono invitati verso il golfo di Taranto.


Nel cuore delle Murge sud-orientali sorge Alberobello (415 metri sul mare), chiamata verso il capoluogo pugliese (Bari) più dalla scorrevole viabilità e dalla importanza politico-economica che dalla minor distanza dalla provincia ionica (Taranto).
Alberobello è agevolmente raggiungibile da Bari (km. 56) o da Taranto (km. 45) percorrendo la statale n. 172 «dei trulli», oppure dal litorale adriatico (s.s. n. 16) a mez:zo della «panoramica» che la collega con Monopoli (km. 22).
Non la si nota che alle porte. Infatti non è come le vicine cittadine di Putignano, Locorotondo, Cisternino o Martina, «arroccata» su di una collinetta, ma adagiata su due dolci versanti pluviali aventi direzione est-ovest. Su quello esposto a sud si trova la parte nuova del paese
con il rione « Aia Piccola» mentre, sull'altro, si estende la « Zona Trulli », entrambe dichiarate dall'UNESCO patrimonio dell'Umanità. I due opposti versanti confluiscono nella «foggia , ora Largo Martellotta. La ubicazione e la esposizione della primitiva Alberobello fu probabilmente determinata da circostanze legate almeno ai seguenti moventi:
-necessità di porsi in loco poco visibile (v. storia) da media distanza più che in zona di difficile accesso per difesa; le « specchie » (dal latino « specula ») costituivano certamente baluardi sparsi di salvaguardia allternativa;
-opportunità meteorologiche; infatti nel quadro del clima mediterraneo, la zona è contrassegnata da estati calde e secche, contrapposte ad inverni freddi ed umidi; l'esposizione verso il nord della primitiva Aieberobello, ora «Zona Monti» -non perchè estesa a più colline ma per essere interessata da stradine che dalla «foggia» salgono verso la parte più alta del versante (con i nomi di via Monte Nero, via Monte S. Marco, via Monte S. Gabriele, via Monte S. Michele, via Monte Sabotino, via Monte Santo) -, trova giustificazione nel senso che mitiga la calura estiva e trova riparo dai venti sciroccali invernali;
-convenienza per l'accesso alla «foggia », luogo di vitale importanza per l'approvvigionamento idrico; in tale vallecola, una volta più profonda, si attingeva acqua dalle fogge (ancora esistenti, ma interrate) idonee a ritenere, filtrare e decantare le acque di pioggia e di rapido scorrimento per il solco vallivo.
Il territorio di Alberobello è esiguo (ha. 4.031) e si estende entro due aree contigue, grosso modo rettangolari, raffiguranti nel complesso, una superficie irregolare ed avvicinabile a quella di un poligono concavo «soffocato» dai feudi di Martina, Locorotondo, Mottola, Noci, Castellana, Monopoli. Inoltre, entro lo stesso territorio sono comprese come « isole» ('enclave' dei francesi) due aree appartenenti amministrativamente al Comune di Castellana: una ad est di Monte del Sale (ettari 112,5) e l'altra a sud della Masseria Cavallerizza (ettari 3,94).
Morfologicamente considerato, il territorio è leggermente ondulato e rappresentato da modesti rilievi (compresi tra 270 e 500 metri sul mare), dolci colline rese tali dalla intensa degradazione meteorica che ha superficialmente modificato il primitivo assetto geologico. L'azione delle acque inoltre ha scavato, ricostruito, demolito (fisicamente e chimicamente) forme carsiche superficiali e profonde costituite da inghiottitoi, caverne, grotte appartenenti ad un mondo fantastico, certamente esistente ma, ahimè, non ancora scoperto in Alberobello. Dalla parola « Kar» di origine pre-indoeuropea, si fa derivare il termine «carso» con significato di pietra e, per traslato, di un territorio arido, brullo, petroso, privo di corsi d'acqua superficiali e ricco di cavità assorbenti.
Tale si mostra il nostro territorio. Le cause determinanti l'imponente fenomeno sono da attribuire alla natura del suolo calcareo reso solubile dalle acque carbonicate delle precipitazioni meteoriche, e alla comminuta fratturazione interstratale o dei giunti di stratificazione.
L'azione combinata (fisico-chimica) delle acque e la natura carsogena delle rocce calcaree, producono le varie forme superficiali e profonde caratteristiche del fenomeno carsico.
Le forme superficiali sono più facilmente osservabili e costituite da doline (<< funnait» in vernacolo, quasi l'italiano «fondale» -in futuro, opportunamente adattate, potrebbero essere adibite ad accumulo e deposito di acqua), gravine (<< lehem » dal latino «lama» = valletta, solco d'erosione), polje, inghiottitoi (<< chepvient» = capivento).
A sud-est dell'abitato sono più frequenti le doline (ampie cavità assorbenti le acque meteoriche con al fondo resti del dilavamento). Tali forme possono essere distinte morfologicamente in doline a imbuto, scodella, piatto al cui fondo si trovano', non sempre osservabili, inghiottitoi e diaclesi.
A nord e a nord-ovest della cittadina, generalmente a quote inferiori alla prima zona, si mostrano vistose incisioni, forre, gravine allungate secondo le classiche direttrici murgiane o secondo quelle garganiche ricordate altrove. Il termine settentrionale del territorio è, per un certo tratto, segnato dall'imponente polje carsico che si configura con la depressione del «Canale delle Pile o erroneamente di Pirro ».
Le doline e le aree non ristrette delle profonde incisioni, rappresentano nel territorio aree morfologicamente separate, isolate, direi un « privacy» naturale, colturale, sociale. AI fondo di esse ristagnano le «terre rosse» (residuo del disfacimento dei calcari, contenenti ossidi ed idrossidi di ferro) che, con un buon apporto humico, costituiscono i terreni piu fertili del circondario.
La parte piu depressa ed isolata delle doline è spesso priva di vegetazione arborea a causa delle nebbie e gelate che si verificano nei periodi piu freddi. Lo stesso isolamento colturale evidenziato è funzione del proliferare di particolari condizioni climatiche locali, tanto che qui si
parla, molto opportunamente, di microclima. Dal clima piu ampio e meno particolare delle singole aree si differenzia, poi, quello del Canale di Pirro la cui configurazione ed esposizione
sono, geograficamente, tutte particolari.

 

Bibliografia
  • AA.VV. (1979) - Dal Paleolitico al Tardoromano, Ed. Electa, Milano, da Civiltà e Cultura in Puglia, I, a cura di Fonseca C.D.
  • Longo G. (1981) - La regione, il territorio, la cittadina, da Alberobello, guida storico-artistica, ed. Aga, Alberobello (Italy).

  • Dalla Leggenda alla Storia   ( 0 articoli )

    Sono molti gli studiosi che si sono cimentati a studiare la cittadina dei trulli, molti hanno provato a decifrare l'origine del nome "Alberobello", altri l'origine dei trulli. Ancora, dopo molti anni, "circolano" tesi contraddittorie; comunque non mancano studiosi locali che hanno affrontato il problema con rigore scientifico dando una risposta rigorosa alla maggior parte delle domande del turista più attento.


  • L'origine del nome   ( 0 articoli )
    Qual'é la prima denominazione di Alberobello? Silva Arboris belli? Silva Alborelli? Silva aut Nemus Arboris Belli? Tutti coloro che ancora condividono la tesi ingenua e indeterminata, espressa in forma dubitativa, dal nostro primo storico Pietro Gioia, dovrebbero aggiornarsi sui documenti autentici e probanti. La denominazione originaria della Selva era "Silva Alborelli", come risulta dal più antico documento autentico, a conoscenza degli studiosi, e cioè il Diploma d'investitura del 15 maggio 1481 del Re Ferrante d'Aragona, col quale i beni del defunto Conte Giuliantonio I, l'eroe di Otranto, furono assegnati al figlio Andrea Matteo illetterato. In detto documento, ricavato dal Grande Archivio di Napoli, Reg. Privil. FoI. 32 e 59, VoI. 39, e riportato nel testo integrale, a pag. 319 della pregevole Storia di Conversano, si legge testualmente, "Silva Alborelli in provincia nostra Terra Bari".
    Tale denominazione è confermata da un altro documento autentico, di oltre tre secoli dopo, e cioè dal controricorso presentato, nell'aprile 1797, dal difensore del Conte Giuliantonio IV contro il ricorso del dotto Antonio Sancio, difensore della popolazione di Alberobello. Nel detto contro ricorso si legge testualmente: "Coll.'investitura dello stato di Conversano conceduto ai Maggiori dai Serenissimi Predecessori Regnanti di questi Regni, fu conceduta la difesa di d°. Alborebello, allora denominata Silva Alborelli".
    E ancora un'altra prova indiretta: Alborelli era anche denominata un'altra selva del feudo di Mottola, come c'informa lo stesso storico Pietro Gioia. E allora, se nel nome originario di Alborelli mancano le sillabe finali belli, automaticamente vengono a cadere tutte le congetture etimologiche sull'Albero della guerra! Alborelli è diventata Alberobello, attraverso trasformazioni ortografiche, che hanno tutte per radicale arbor, per la bellezza della Selva, all'epoca in cui tutto il territorio era coperto di querce maestose, che invogliarono Giangirolamo II a prediligerla per i suoi diporti venatori.

    Bibliografia:


  • I Sindaci   ( 5 articoli )
    Nel suo libro I Sindaci di Alberobello dall'Unità d'Italia di cui questa sezione si ispira, Angelo Martellotta parte dall'unità d'Italia; questo perchè mancano, oppure non si trovano, gli atti corrispondenti dei sindaci dall'autonomia, 1797, all'unità d'Italia. Di tutti i sindaci che sono privi di riferimenti fotografici e/o documenti storici, elencheremo solo il nome con la data di nascita e quella di decesso.

     


  • Consiglieri Provinciali   ( 0 articoli )

    Il Consiglio Provinciale di Bari si compone di 36 Consiglieri eletti contestualamente al Presidente della Provincia, che ne fa parte. 
    Ad esso competono  l'indirizzo, il controllo politico ed amministrativo, la programmazione e l'approvazione degli atti di impegno economico finanziario.
    Il Consiglio Provinciale rappresenta l'intera comunità; è dotato di autonomia organizzativa e funzionale, delibera l'indirizzo politico amministrativo ed esercita il controllo della sua applicazione.
    Conforma l'azione complessiva dell'Ente ai principi di pubblicità, trasparenza e legalità, ai fini di assicurare imparzialità e corretta gestione amministrativa i   Consiglieri hanno il dovere di partecipare alle sedute di Consiglio e ai lavori delle Commissioni di cui sono componenti.

    Nello svolgimento delle sedute di Consiglio e delle Commissioni, i Consiglieri collaborano con i rispettivi Presidenti per l’ordinato svolgimento dei lavori ed evitano scrupolosamente ogni comportamento che possa ledere o limitare l’esercizio dei diritti degli altri Consiglieri.

    Alberobello, sin dalla sua nascita, ha eletto Rodolfo Acquaviva, Modesto Colucci, Angelo Turi, Elio Partipilo, Gianpiero De Santis e Bruno De Luca.


  • Personaggi Storici   ( 0 articoli )


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    L'argomento è alquanto impegnativo in quanto, di molti personaggi che meriterebbero di essere citati, mancano dati certi e veritieri. Come emblema della categoria abbiamo scelto il sacerdote Domenico Morea in quanto ci sembra possa ben rappresentare l'argomento; peccato che le sue spoglie si trovano fuori Alberobello in una tomba non degna del personaggio e non (come meriterebbe) nella chiesa del cimitero monumentale della sua città natia.



     

  • I Monumenti   ( 0 articoli )

    Parlando di documenti ad Alberobello si è nell'inbarazzo perchè non si sa quale elencare prima, se la zona monumentale dei trulli "Principe di Piemonte" e l'Aia Piccola o il Trullo Sovrano e la Basilica minore dei Ss Medici. Nella sua breve storia la  capitale dei trulli annovera diversi monumenti, i suoi trulli, sparsi in tutto il paese e nelle campagne. Ogni casa, ogni cono, presenta una sua specifica particolarità che lo distingue da quello attiguo. Per completezza di informazione daremo spazio a tutti quei manufatti, alcuni visibili solo agli utenti registrati, che hanno reso importante il nostro paese e che hanno segnato la storia dei nostri avi.


  • Personaggi ospiti di Alberobello   ( 0 articoli )

    Trattasi di persone che a vario titolo e in circostanze varie sono stati ospiti dell'Amministrazione Comunale o delle associazioni culturali per convegni o eventi organizzati ad Alberobello.


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