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Mani di fata

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La Compagnia Stabile di Alberobello si propone, con questa iniziativa, di rendere omaggio alla creatività femminile del secolo scorso. La Mostra di abiti da sposa realizzati da Maria Giannuzzi conosciuta come Maria A Padòul (il soprannome è collegato a un terreno rustico di famiglia pianeggiante e produttivo), donna realizzata nel lavoro creativo. Di famiglia contadina, Maria nata nel 1913, aveva tre sorelle e due fratelli. Cominciò adolescente a lavorare presso una sarta amica (Giovannina Pugliese) da cui imparò i primi rudimenti del cucito. Ben presto scoprì di avere la passione per questa attività e, da autodidatta, prese a tagliare e confezionare abiti da donna per ogni circostanza, soprattutto abiti da sposa.
Una sarta venuta dagli Stati Uniti le rivelò alcuni accorgimenti tecnici che perfezionarono le sue abilità e la resero una delle sarte più richieste di Alberobello.
Il lavoro la prendeva e l’appagava a tal punto che ella non pensava ad altro: non compagne, non giochi, nessun fidanzato, ma solo la creazione e la realizzazione di abiti belli e perfetti, che facevano felice lei, prima che le sue clienti.
Addirittura consigliava la qualità delle stoffe da acquistare nelle occasioni più importanti, come le nozze, e riusciva ad imporre, con serena autorevolezza, il suo punto di vista, anche alle consuocere più litigiose o più avare.
Lavorava instancabile al suono della radio e la sua piccola sartoria era sempre frequentata da vicine che le tenevano compagnia, attirate dalla sua bravura e dalla sua serenità.
Talvolta qualcuno l’aiutava, ma, se il lavoro non era perfetto,Maria, pignola com’era, glielo faceva rifare.
Questo impegno, così totalizzante, fu possibile perché la sorella maggiore Celestina rinunciò ad una famiglia sua e si accollò tutti i faticosi e noiosi problemi della vita quotidiana, dalla cura della casa a quella dei genitori anziani, per consentire a Maria di realizzare la sua creatività e di dedicarsi a tempo pieno alla sua passione artistica (Clara D'Aprile)


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